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Questo blog per i teatri offesi ha la funzione di informare sulle attività in corso all'interno del collettivo, sulle varie date delle performance, le iniziative a cui il gruppo aderirà ecc. ecc. Per sapere meglio chi siamo e qual'è la nostra storia:www.teatrioffesi.org
Per info e contatti: teatrioffesi@gmail.com
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Teatri OFFesi è a Fossa (AQ) dal giorno della tragica scossa di terremoto.
Stiamo lavorando in collaborazione con associazioni e collettivi nel contesto del progetto EPICENTRO SOLIDALE (www.epicentrosolidale.org).
La rete di Epicentro, in questo primo momento si è occupata soprattutto del magazzino di stoccaggio delle merci e della loro distribuzione anche negli altri campi limitrofi.
Adesso che la fase dell'emergenza lascia il posto a quella dell'assistenza ci concentreremo intorno ad azioni di ricostruzione soprattutto di carattere socioculturale ed abbiamo aperto un conto bancario per raccogliere fondi a sostegno.
Giovedì scorso è stato inaugurato il cineforum, la programmazione viene decisa con la collaborazione delle ragazze e dei ragazzi di Fossa.
Il prossimo progetto prevede l'attivazione di una sala studi/biblioteca, ma questo è solo l'inizio.
Sul questo blog daremo continuamente conto in maniera trasparente della gestione dei fondi raccolti e dei progetti intrapresi.
Se vuoi, se credi,
puoi darci una mano a dare una mano.
BANCA ETICA SEDE DI PADOVA
IBAN IT 78 A 05018 12100 000000127943
CAUSALE DEL VERSAMENTO: terremoto abruzzo – spazi socioculturali

teatrioffesi - mate - primo moroni - i colori del territorio
libere individualità pensanti e desideranti
Domenica 22 marzo ore 21 presso l'area E-spò di Spoltore (PE)
LE UTOPIE
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Il termine utopia (pron. utopìa) indica un progetto, o la sua realizzazione (prevista o attuale), quando questi si propongano come idealisticamente desiderabili e dotati di valore. Esso può anche indicare una meta intesa come puramente ideale e non effettivamente raggiungibile; in questa accezione, può avere sia il connotato di punto di riferimento su cui orientare azioni pragmaticamente praticabili, sia quello di mera illusione e di falso ideale. L'utopista, sia come coniatore di utopie sia come semplice propugnatore, può quindi essere tanto colui che costruisce le sue preferenze e le sue scelte ideologiche esimendosi dallo studio e dalla comprensione della realtà e delle sue dinamiche, quanto colui che indica un percorso che ritiene al contempo auspicabile e pragmaticamente perseguibile. Benché non sia un costituente essenziale del concetto di utopia, molte utopie presentano un carattere universalista

teatrioffesi - mate - primo moroni - i colori del territorio
libere individualità pensanti e desideranti
Venerdì 27 febbraio ore 21 presso l'area E-spò di Spoltore (PE)
L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI
scenari possibili di agitazione gioiosa
e resistenza ludica per corpi fuori controllo
intercettare e decifrare le evoluzioni (e involuzioni) legate agli immaginari sul corpo
corpi oggetto di sperimentazione, sfruttamento, controllo possibili scenari di transito verso una percezione e rappresentazione dei corpi fuori da ogni categoria normativa
dalle ore 21
videoproiezioni - reading libero
Teatro
LE VARIAZIONI DI SARAH
Libere contaminazioni del testo “Psicosi delle 4 e 48” di Sarah Kane.
Regia e testi di Teatri OFFesi
Immagini di Teatri OFFesi
Musiche di Simone Falgiatore
Interprete Maria Chiara Bogi
www.teatrioffesi.org
dalle ore 23
REJECTED
Another step beyond club culture
dj set WAR BEAR
bar autogestito
libreria tematica a cura di Primo Moroni
interventi e distribuzione materiali di ass. Ananke, ass. Jonathan, ediz. Venerea
IL FRONTE DEL PORNO
Dall’oppressione di genere alla rivolta dei corpi
La pornografia è fatta per eccitare la gente.In quest’ottica i corpi non solo devono essere altamente sessualizzati, quanto feticizzati, erotizzati e fatti accomodare in nicchie di desideri sessuali specifici. La correttezza politica è diventata una prigione intellettuale all’interno della quale lo sviluppo del dialogo è estremamente limitato poiché le pratiche discorsive sono monologhi e diatribe.
Barbara De Genevieve. The hot Bods Of queer Porn
I "Queer studies" distinguono il nuovo corpo da quello della storia del movimento l.g.b.t. Applichiamo a questa dicotomia il concetto nietzschiano di "amnesia attiva", intendendo con essa l'abbandono della memoria come liberazione da una zavorra che tiene il presente ancorato al passato e in questo senso lo produce, lo possiede e l'orienta. La prospettiva qui adottata è quindi anomica e dialogica quindi orientata alla sopravvivenza della libertà al di fuori delle categorizzazioni identitarie. Essere dialogici significa quindi iniziare a penetrare e decostruire la comunità g.l.b.t. come un "testo", comprendendo come la sua gentrificazione produca nuovi corpi della sovversione. Uno dei bisturi per svelare paesaggi interni è la pornografia indipendente. Nell'era neo contemporanea la pornografia è diventata un campo di studio talmente grosso e variegato, specialmente se legato a panorami digitali, da meritare l'ennesima declinazione degli studi culturali, innalzandosi accademicamente a "Porn Studies". Applicare ad essi la pratica di D.I.Y. (Do It Yourself, auto-produzione) sposta la riflessione sul piano politico in termini di sovversione identitaria e di strategie di liberazione dall’oppressione di genere. Il percorso di questo seminario vuole in primis essere storico, analizzando la nascita e lo sviluppo dell’Indie porn, poi politico, analizzando la produzione di pornografia indipendente da parte delle donne, poi eccitante in uno screening dei lavori di gruppi collettivi e singole soggettività queer.
Francesco WARBEAR Macrone Palmieri
REJECTED
Another step beyond club culture
COMUNICATO
Rejected è un nuovo appuntamento lanciato dai promoters e dj che si muovono con la sigla Bit-Repeat, dalla fotografa Francesca Canu aka Kanu e da Warbear. La sua residenza è il Neo; un Club intimo di due piani con un profilo di suono imponente ed i muri sudati nel cuore morto della clubland romana. La scelta è quella di porsi nel cuore del territorio di conflitto su cui si basa l’economia del rifiuto e dei rifiutati.
Rejected è ai confini della notte deve nessuno è innocente; bussola per navigatori dispersi che vogliono ritrovarsi e sperimentarsi in incontri aperti e molteplici in cui ogni minoranza ha qualità di vita scevra da hypes e meritocrazie di quella cultura da club che prospera sull’emarginazione ed il rifiuto. Rejected è ciò che escluso ed affiora ugualmente, l’emarginato che vive il suo margine, la rimozione che si ripresenta, l’estromissione che si fa evento sull’onestà di un dancefloor che racconta storie.
Rejected è una festa inclusiva, completamente gratuita, senza nessuna lista, nessuna selezione all'entrata e senza nessun obbligo di consumazione. In Rejected confluiscono linguaggi differenti che non credono nella lingua comune, ma si compenetrano e comprendono nelle differenze, in attesa di altri e nuovi alfabeti.
Le consoles e i dance floors di Rejected, hanno visto tra gli altri la presenza di artiste ed artisti quali Aktiv, musicista e Dj spagnola, del progetto TWB, di Cl_audio , di Gabe-DM.
Rejected sceglie di legarsi a contenuti specifici e non ad una programmazione schiava del weekend.
Perdi la tua identità per divenire ciò che sei! Rejected.
www.myspace.com/minitech2009
www.facebook.com/minitech2009
WARBEAR BIO
WARBEAR è lo stage name di Francesco Macarone Palmieri, uno dei più attivi e prolifici maitre-à-penser del movimento queer internazionale.
Sociologo ed antropologo, WARBEAR si occupa di sessualità e controculture, antropologia urbana, sociologia delle emozioni, media studies e performance con un focus specifico sui Teoria Queer e Gender Studies e sulla pornografia attraverso saggi e seminari. Ha collaborato con le cattedre di Sociologia Urbana all’Università di Camerino e con la Cattedra di Storia dell’Arte all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Ha pubblicato scritti e saggi con case editrici come Mondadori, Meltemi Edizioni, Derive Approdi, Castelvecchi, Transform Italia, Shake Edizioni Underground, Venerea Edizioni. Scrive come saggista su “Queer”, il supplemento domenicale di “Liberazione” e su altre testate cartacee e telematiche. Ha collaborato con la rivista “Avatar” e con “Gomorra”, “Decoder”, “Derive Approdi”, è fondatore della rivista “Torazine” e ha collabora con la rivista “Catastrophe”. Ha partecipato a conferenze, meetings e festival dedicati a tematiche di genere ed orientamento quali “Homobeat” a Bologna, “Live Performers Meeting” di Roma, “Activism Hactivism Artivism” di Berlino, “The art and politics of Netporn” di Amsterdam, “Queering Sound ” di Washington (Digital Contributor), “C’lick me. Net Porn festival” Di Amsterdam, “Berlin Porn Film Festival” di Berlino, “Ueeh” di Marsiglia come curatore della rassegna di Phag Off/Tekfestival. Tra le sue pubblicazioni più importanti “Free Party” (Meltemi Editore), “21st century schizoid bear” (all’interno di “Texture”, Meltemi Editore); saggio sulle performance delle mascolinità in chiave ursina nel campo della pornografia in rete, ripubblicato in inglese all’interno del manuale “The Net Porn Studies Reader”, edtio dall’Institute of Network Cultures di Amsterdam. “La città Polimorfa” (all’interno di “Una Strana Rivista. 10 anni di Gomorra”, Meltemi Editore) e viene tradotto in turco con i “Net Porn diaries” per “Tesmeralsekdiz”, una rivista di filosofia di Ankara.
Attivo dagli inizi degli anni ’90 nella produzione culturale su piu fronti differenti - Dai raves illegali alla sociologia, passando per l’editoria indipendente e la telematica sovversiva - Dopo di lui il diluvio. Nel duemila Lancia due progetti. Il primo si chiama “Epicentro Ursino Romano” ed è dedicato agli orsi nel rapporto tra omomascolinità e Cultura dance, sintetizzatosi poi in un party mensile chiamato “Subwoofer”. Il secondo invece si chiama “Phag Off” ed è un progetto più vasto, sviluppato con Nikky aka Jemma Temp, con una prospettiva che pugnala il Cuore dell’identità nei codici di potere che la compongono. Attivo dagli inizi degli anni novanta su scene differenti, Warbear ha investito, aperto e scoperto nuove forme di aggregazione. La nascita di questi eventi alternativi ha spaccato la faccia all’interna scena lgbt italiana, precedentemente rinchiusa in una incubo mainstream vuoto di contenuti e desideri, cambiandone radicalmente il party making. “Phag Off” si stabilisce come party mensile volutamente e scelto in un piccolo club neutro dove produrre la crisi. La risposta è immediata con una partecipazione radicale ed un impatto sul territorio mai visto. Il metodo è l’attraversamento ovvero far incrociare la comunita glbt e i movimenti controculturali sulla base di nuovi linguaggi sperimentali che proponessero visioni nuovee più libere di genere e orientamento sessuale. Per questo Warbear ha prodotto e suonato con infiniti Djs, Gruppi e performers di tutto il mondo come Gossips, Franko B, Shunda K/Yo Majesty, Lesbians On Extasy, Scream Club, Kids On Tv, Kevin Blechdom, PartyLine, PlanningToRock, Hostage, Kap Bambino, Bettina Koster/Malaria, Rodion, Horse Meat Disco, Cormac/WYS, Clark Able e molte e molti altri. Phag Off ha contempornemente decostruito la necrosi della scena techno italiana arrivata alla sua dead end dopo la fine dei raves illegali/free parties rallentandone la battuta e riportando sul dancefloor L’innovazione musicale, la molteplicità e la diversità caratteristica delle prime feste. In quest’ ottica Phag Off e Warbear propongono un suono che non si concede alle facili nicchie ma che intende esprimere percorsi in transizione, creando uno spazio ibrido ed inclusivo che mescoli elementi house come le tempeste di bassi fidget e l’onestà e il calore dei suoi suoni, citazioni continue attraverso la pratica del bootlegging terrorista con mash ups di ogni genere, bombardementi del dancefloor di certa techno old school che non concede misericordia al suono minimale ed infine campionamenti della sua stessa voce. Da quattro anni Warbear è uno dei curatori del Festival internazionale di cinema indipendente “Tekfestival, ai confini del mondo dentro l’occidente” di cui cura la sezione queer e l’entertainment. Da un anno è curatore della sezione queer del “Live Performers Meeting” festival internazionale di video arte e live video performance. Sul campo musicale i nuovi progetti diWARBEAR sono TWB – performance live insieme alla Dj Trix – e si muove come figura occulta nella promozione di REJECTED. another step beyond club culture ed è uno dei curatori del festival plagiarista RomaeuropaFAKEFactory.
Contatti:
Warbear1@gmail.com
myspace.com/warbear
facebook.com/warbear
APPELLO - Call for action
Mustafa Barghouthi
Segretario Generale 'Palestinian National Initiative' - PNI
24 January 2009
A pochi giorni dal cessate il fuoco unilaterale proclamato da Hamas ed Israele, la popolazione di Gaza si sta accorgendo del livello di distruzione che ha colpito le loro case e le loro vite. 1335 abitanti di Gaza sono stati uccisi; in maggioranza civili civili, inclusi 400 bambini innocenti, mentre 5000 sono i feriti gravi.
Oggi chiediamo ai nostri amici, colleghi, e a tutti coloro che hanno a cuore valori quali la libertà e il rispetto dei diritti umani, di agire con decisione per raggiungere i seguenti obbiettivi:
1) Porre fine all'occupazione Israeliana sia a Gaza che in Cisgiordania.
Il Governo Israeliano afferma di aver ritirato il suo esercito da Gaza. Ma si tratta di una bugia. Israele occupa a tutt'oggi la Striscia, i suoi aerei controllano lo spazio aereo e le sue navi pattugliano la costa. Le stesse truppe di terra occupano una zona all'interno del territorio di Gaza, e i valichi di ingresso sono ancora chiusi dall'esercito che non ne consente l'apertura nemmeno per il passaggio degli aiuti umanitari.
L'esercito israeliano ha gia' violato il cessate il fuoco in numerose occasioni. Solo ieri una nave militare ha colpito 5 pescatori palestinesi che si trovavano a pescare sulla spiaggia, da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, un consistente numero di abitanti di Gaza sono stati uccisi o feriti.
2) Rimuovere l'assedio inumano imposto a Gaza, aprendo tutti i valichi, incluso quello di Rafah.
Se i valichi rimangono chiusi sara' impossibile rispondere anche soltanto alle piu' basilari esigenze umanitarie, per non parlare della ricostruzione delle 25000 abitazioni danneggiate nei bombardamenti e della riparazione delle infrastrutture.
I cancelli della 'Prigione di Gaza', che ospita 1milione e mezzo di persone devono essere aperti se esiste il minimo rispetto e volontà di alleviare la sofferenza dei suoi abitanti.
3) Creare una commissione indipendente per investigare gli eventuali crimini di Guerra e contro l'Umanita' commessi da Israele, incluso l'uso di armi non convenzionali.
4) Portare il Governo Israeliano e l'establishment militare davanti ad un tribunale di guerra.
Benche' Israele abbia dimostrato in passato di avere scarso rispetto per il Diritto Internazionale altri paesi suoi alleati non dovrebbero dimenticare le loro responsabilita' di fronte alle corti criminali internazionali. Questo significa agire contro i responsabili delle politiche israeliane che cerchino di recarsi all'estero, avviando procedimenti penali contro questi ultimi per i gravi atti da loro compiuti a Gaza .
5) Cessare immediatamente ogni forma di cooperazione militare con Israele, includendo l'immediata cancellazione di qualsiasi operazione di import/export militare che veda coinvolto Israele
Dovrebbe essere immediatamente chiarito agli alleati politici ed economici dello Stato di Israele che la loro assistenza viene utilizzata per sostenere l'oppressione del popolo Palestinese in contrasto con il diritto internazionale e gli stessi diritti umani. Se il supporto da parte dei partner stranieri proseguira', crediamo che Israele non avra' alcuna ragione per porre fine ai suoi comportamenti criminali.
6)Immediata sospensione dei rapporti privilegiati con Israele, incluso il potenziamento delle sue relazioni con l'Unione Europea.
Ne' i Palestinesi ne' gli Europei possono riportare in vita i 1335 uomini, donne e bambini uccisi. Né e' possibile riparare totalmente i danni provocati all'economia di Gaza.
Ma insieme possiamo prevenire futuri crimini di guerra, e fermare la follia militarista di Israele
Ancora piu' importante è che possiamo ridare fiducia nell'umanita' ad una popolazione, quella palestinese, che negli ultimi anni e' stata abituata alla perpetrazione degli abusi e dei piu' orribili delitti, mentre il mondo rimaneva passivamente a guardare.
A nome della Palestinian National Initiative
E del Palestinian National Committee to Support Gaza
Dr. Mustafa Barghouthi
Secretario Generale
Per ulteriori informazioni contattare il Dr. Mustafa Barghouthi Secretary
General PNI
Mustafa@hdip.org <mailto:Mustafa@hdip.org>

Firma l'appello RIPRENDIAMOCI IL COX 18!
Questa mattina, all'improvviso, le forze di polizia hanno dato inizio a uno sgombero sconcertante: quello del Centro Sociale Conchetta, storica sede, da decenni, della cultura alternativa di Milano, che nel passato fece riferimento a uno degli intellettuali milanesi fondamentali per tutto l'underground e per le lotte civili condotte in Italia, Primo Moroni, il cui importantissimo archivio è conservato all'interno del Conchetta (si temono danni a una documentazione di valore storico eccezionale). E' in corso un processo che concerne l'occupazione dello stabile da parte del Centro Sociale (da più di 25 anni) e quindi, a caldo, non si comprendono né i motivi né gli appigli legali per un'iniziativa di sgombero, prima che la sentenza sia emessa.
Dopo lo sgombero del Centro Sociale di via Conchetta 18, i ragazzi hanno occupato la circonvallazione e improvvisato un corteo non autorizzato. Tensione in via Vigevano, dove i manifestanti hanno lanciato sassi e bottiglie contro le forze dell'ordine. Il corteo si è poi spostato davanti alla stazione di Porta Genova e ha bloccato ancora una volta la circolazione. I partecipanti, diretti alla sede del Comune in piazza della Scala, hanno dietro allo striscione "Conchetta è nostra e la riprenderemo". Folto il presidio davanti a Palazzo Marino.
Si è messa a parlare la mente politica che c'è dietro questo inatteso sgombero: "Fra i tanti episodi da teppisti registriamo anche un lancio di una telecamera contro un funzionario di polizia e di un petardo contro un agente della Polizia locale, che è ora ricoverato per accertamenti", fa sapere il vicesindaco Riccardo De Corato. Che annuncia: "Ne abbiamo altri da sgomberare. Si preparino".
L'appello del Centro sociale: leggi e firma!
Da C6.tv: video scontri e interviste
Cronaca e foto dello sgombero
L'appello della figlia di Primo Moroni: "Salvate l'archivio di mio padre"
La solidarietà di Decoder: linee storiche del C.S. Conchetta
In questi mesi un po’ ovunque a Milano, nel contesto della mostra It’s Difficult di Alfredo Jaar, si potevano scorgere cartelli con la domanda Cos’è la cultura?. La risposta di Letizia Moratti e Riccardo De Corato ci è giunta in questi giorni, con la chiusura di uno dei luoghi culturalmente più dinamici e stimolanti della città. Il tutto in nome di uno spirito legalitario di cui gli stessi amministratori non sembrano dare prova quando in gioco sono questioni edilizie, sanità privata o poteri forti. Con sgomento abbiamo appreso dello sgombero di Cox 18. In una città sempre più tetra e asfittica, Cox 18 ha rappresentato per tutti noi un punto di riferimento importante. Una programmazione musicale di alto livello, aperta sul mondo a 360 gradi, che dava a molti, e a prezzi irrisori, la possibilità di confrontarsi con le produzioni più innovative o, in altre serate, di ballare o fare quattro chiacchiere. Questo sarebbe già abbastanza, ma non è certo tutto. Nel corso degli anni Cox 18, con al suo interno la Libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni, ha costituito un luogo unico di confronto fra le idee. Tutti noi abbiamo presentato i nostri libri, abbiamo organizzato dibattiti o vi abbiamo assistito. Se c’era un’idea, in Cox 18 la si poteva realizzare, magari testandola per poi portarla altrove. Presentazione di libri, si diceva, ma anche rassegne cinematografiche, convegni, seminari, spettacoli teatrali o di danza, mostre o installazioni. E magari tutto insieme, unendo forme e mondi distanti. Non è questa la sede per illustrare tutto quello che Cox 18 ha fatto in più di dieci anni. Noi lo sappiamo e ci auguriamo che il collettivo di gestione sappia, in queste settimane, rendere consapevoli coloro che non lo sono dell’importanza di Cox 18, della sua storia, del livello delle iniziative che in questi anni si sono succedute.
C’è un’immagine che rende chiaramente l’idea di che cosa sia la cultura per Letizia Moratti e Riccardo De Corato: i poliziotti che si avventano sui libri della Calusca e dell’Archivio Moroni per sequestrali e spedirli al macero. Fortunatamente qualcuno li ha fermati, almeno per il momento. Ma Cox 18 è sotto sequestro. Non può finire così. Ormai siamo quasi al capolinea. Non resta più molto, in questa città, che non sia consumo scadente o trash provinciale. Da qualche parte bisogna iniziare a fare qualcosa per porre fine al “genocidio” culturale avanzato inesorabilmente in questi ultimi anni.
Mobilitiamoci per difendere Cox 18, la Libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni.
• L'appello del Centro Sociale: leggi e firma!
CRONACA E FOTO DELLO SGOMBERO
da Vivimilano
• Foto di sgombero e scontri: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14
MILANO - Il centro sociale «Cox 18» di via Conchetta, zona Navigli, uno dei più noti della città, è stato sgomberato nelle prime ore del mattino dalle forze dell'ordine. Secondo quanto riferito dalla questura non si sono verificati problemi anche perché al momento del blitz, avvenuto intorno alle 7, nel complesso non c'era nessuno. Le forze dell'ordine sono rimaste sul posto per vigilare sulle operazioni di sgombero del materiale presente nel centro sociale. Dalle 9 in poi, all'esterno dello stabile, hanno cominciato a radunarsi esponenti dei centri sociali, raggiunti dal tam tam si Internet: «Non permettiamo l’ennesimo sgombero a Milano. Proviamo a opporci. Venite tutti». Ci sono state urla, spintoni e lancio di fumogeni contro polizia e carabinieri che, in tenuta antisommossa, hanno formato un cordone all'esterno del centro sociale.
I PRECEDENTI - Il «Cox 18» è uno dei luoghi di riferimento della cosiddetta sinistra antagonista e dell'anarchia milanese. Occupato nel 1989, ha una lunga storia di episodi, politici e di cronaca, tra sgomberi e rioccupazioni. Il 7 agosto 2004 fu teatro di una gigantesca rissa, che coinvolse circa un centinaio di persone per l'aggressione di un folto gruppo di naziskin. Nello scontro venne gravemente ferito a coltellate un giovane dei centri sociali. Per questo episodio vennero poi arrestati tre esponenti dell'estrema destra cittadina. Il centro sociale, comunemente chiamato «Conchetta», ospita la libreria Primo Moroni, che contiene un gran numero di libri, oltre a materiale informatico. Il centro è noto, tra l'altro, per la nascita al suo interno di uno dei primi gruppi di hacker conosciuti in città. La Questura ha precisato che tutti gli oggetti che appartengono agli attivisti del centro sociale verranno tenuti da parte e messi nuovamente a loro disposizione. I locali verranno poi riconsegnati alla proprietà, il Comune di Milano.
L'APPELLO DI PERGOLA TRIBE - In coincidenza con lo sgombero del Cox 18, arriva l'appello del centro sociale Pergola Tribe, che il 30 Gennaio 2009 perderà lo stabile di via Angelo della Pergola. Lo stabile, occupato da un gruppo di ragazze nel 1990, è di proprietà di un privato, che tentò di rientrarne in possesso subito dopo l'occupazione ma alla fine stipulò un contratto di affitto. Il contratto è scaduto nel dicembre del 2006; da quel momento il centro sociale ha intrapreso una battaglia legale per resistere il più a lungo possibile allo sfratto, e contemporaneamente cercare un finanziamento per acquisire lo stabile. «Abbiamo trovato un finanziatore privato, che era disponibile a fare questo grosso investimento, con la garanzia di mantenere la destinazione d'uso a centro di aggregazione e culturale per il quartiere», scrive Pergola Tribe in una nota. «Ma anche davanti a questa nuova offerta, la proprietà ci ha detto picche, forte anche della sentenza di appello del tribunale, che non solo ribadiva che dovevamo abbandonare l'immobile, ma ci imponeva anche di pagare tutti i canoni d'affitto, anche se il contratto era scaduto, per tutto il tempo in cui eravamo rimasti nello stabile, un debito di quasi 100 mila euro (...). Per questa ragione non abbiamo potuto fare altro che accettare la proposta della proprietà, che azzera i debiti e tutte le pendenze legali a carico dei garanti, in cambio del rilascio dell'immobile, che avverrà il prossimo 30 gennaio. Un'altra vittoria per chi ha da anni messo le mani sulla città». Pergola Tribe organizza un ultimo open party, in tutti gli spazi della casa, per salutare tutti i suoi sostenitori.
L'APPELLO DELLA FIGLIA DI PRIMO MORONI: "SALVATE L'ARCHIVIO DI MIO PADRE"
[da Repubblica Milano]
Ascolta l'appello di Maysa Moroni
IL COMUNICATO DI DECODER
da Decoder
Centro sociale con una storia alle spalle ormai trentennale, è stato occupato a metà degli anni settanta dai gruppi anarchici. Nella seconda metà degli anni ottanta ha beneficiato dell’afflusso di numerosi soggetti provenienti dall’esperienza punk milanese. In seguito, nei locali del Centro si è spostata la storica libreria dei movimenti, la Calusca City Lights, guidata da Primo Moroni, che avrebbe dato vita alla stagione più folgorante dal punto di vista intellettuale e sociale del Centro sociale.
Qui troveranno ospitalità, tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, tre grandi filoni di ricerca intellettuale e politica. Il dibattito sul revisionismo storico, animato da Pierpaolo Poggio dalla Fondazione Micheletti di Brescia, il dibattito sul postfordismo, guidato dal grande intellettuale dell’operaismo italiano Sergio Bologna, e il dibattito sulle nuove tecnologie, le reti e il cyberpunk guidato dal gruppo della rivista Decoder e dalla Shake edizioni.
Per alcuni anni il Centro sociale di via Conchetta ha rappresentato il luogo più alto dell’elaborazione teorica della sinistra radicale italiana.
Morto primo Moroni, esattamente dieci anni fa, il Centro è andato smarrendo la sua centralità nel dibattito e nell’elaborazione della sinistra italiana.
Resta ospitato nei locali del Centro l’Archivio dei libri sui movimenti della Calusca, lascito dello stesso Primo Moroni, ma ulteriormente integrato in seguito, archivio che consiste in decine di migliaia di volumi e che rappresenta una delle esperienze più importanti tra i centri di documentazione e di biblioteche dal basso dell’intera esperienza politica italiana.
Il Centro aveva in corso proprio in questo periodo una vertenza legale con il Comune di Milano, proprietario dell’area immobiliare, la cui udienza dovrebbe tenersi nel prossimo giugno.
Massima solidarietà al Centro sociale di via Conchetta!!!
Pubblicato Gennaio 22, 2009 09:50 AM | TrackBack
BARCELONA 16 Gennaio 2009
É un comportamento spontaneo, per tutte le persone “affette” dalla rabbia dell'ingiusto, essere solidali, in questo momento, con il popolo palestinese.
Non si può nemmeno dimenticare che gli ultimi attacchi a Gaza non sono che qualcosa, reso più visibile, di una guerra che ormai dura da sempre.
I mezzi di comunicazione e la velocità che investe la nostra società, ovvero tutto ciò che Zygmunt Bauman chiamerebbe Vita Liquida, fanno si che Gaza oggi è un'ingiustizia, seria, che ci muove a manifestare, ma domani potremmo già focalizzare le nostre energie, per esempio, sul'evento che Obana non rispetta il suo impegno di chiudere la base di Guantanamo.
Altro aspetto insolente della Società Liquida e del controllo dell'informazione è l'incostanza d'emapatia con le numerose popolazioni nel mondo che vivono un'oppressione simile a quella che Israele attua sulla Palestina, finanziata con altri mezzi e mossa da altre motivazioni: e mi riferisco ad esempio al popolo curdo, quello saharawi o i massacri in Tibet, per non parlare delle guerre civili in Ruanda, Angola, Nigeria e chissà quante ne sto omettendo.

Il 10 Gennaio 2009, nella città di Barcelona, si è svolta una grande manifestazione nazionale (si sono contate 100.000 persone) di soliderietà al popolo palestinese in cui si è gridato “BASTA CON QUESTO CONFLITTO”. Barcelona è una centro ad altissima immigrazione mussulmana ed è stata la prima volta nella storia in cui anche questa parte di città è scesa in strada a manifestare la sua indignazione. Per questo motivo è stata un avvenimento molto più forte ed emozionante.

Le numerose associazioni Palestinesi e Marocchine, quel pomeriggio, hanno cambiato radicalmente la nostra abituale forma di manifestare mostrando la “loro” maniera di comunicarla al mondo. Alle 17 ha preso vita la fiumana di corpi come invitata ad un grande funerale, uno di quei funerali dove il morto non c'è perchè ce ne sono stati troppi, l'aria è triste e le persone soffrono, gridano e fanno dei gesti strani causati dal dolore. Al principio, oltre che un'amara disperazione, tutto per me era avvolto da una grande violenza, poi ho capito... Alle 18 il linguaggio dei corpi ha preso protagonismo come a teatro: messe in scena di fosse comuni coperte da grandi kefia, fuochi accesi con bandiere degli Stati Uniti, donne con chador in lutto con i loro figli tra le braccia e padri pieni di rabbia che urlavano al cielo frasi in arabo come “PALESTINA URRA URRA... ISRAEL BARRA BARRA....”*. Ciò che avevo letto come violenza era solo una maniera di comunicare la rabbia e il forte senso di impotenza che avvolge questa gente. In altre parole quello che per noi si può tradurre nelle cariche con la polizia o nella grande rivolta a Genova durante il G8 per questi popoli si manifesta gridando al cielo, piangendo e inscenando morti in strada.

Alle 19 il nome di Allah era ovunque, ciò che fino a prima era pura solidarietà alla sofferenza del popolo palestinese si era trasformato nella manifestazione della propria appartenenza religiosa. Questo è stato un aspetto che mi è costato appoggiare e che mi ha portato molto a riflettere nei giorni a venire: io ero lì non per ricordare al mondo se sono ebreo o mussulmano, eravamo lì, credo, perchè sappiamo che prima delle religioni c'è qualcosa di più profondo in questa guerra, eravamo lì per sorpassare il senso di appartanenza ad un popolo piuttosto che ad un'altro. Altrimenti siamo di fronte alla sterile comprovazione che se domani Hamas trova il modo di riscattare la Palestina dalle oppressioni di Israele, la vendetta e la rabbia provocherebbe la stessa guerra con ruoli differenti dei due Paesi... io credo che già sono passati troppi anni e sono morti troppi bambini per provocare questo disastro...

Io mi auguro che se un giorno il conflitto avrà fine, ci sarà un equilibrio degli effetti, spero si possa per una volta confidare nella “insensata” razza umana citando il grande Cesare Pavese che fu molto saggio quando sui suoi quaderni di appunti scrisse un pomeriggio “la malattia di essere uomini”... e, aggiungo io, nel bene e nel male: nel essere coscienti di dove arriva l'ingiustizia per poi soffrirne e nell'essere capaci di infliggerla senza un cenno di dubbio.
*Palestina Libera Libera, Israel Fuori Fuori.
